Un respiro per l'anima

14/03/2025, 08:00

Chiunque trascorra del tempo nella natura può confermarlo: il paesaggio montano, in particolare, fa bene all’anima. Per questo motivo il Servizio Psichiatrico di Merano utilizza da tempo la cosiddetta “montagnaterapia” per curare le/i pazienti. Un progetto che si è rivelato un successo.

Foto: Servizio Psichiatrico Merano
Foto: Servizio Psichiatrico Merano

“La montagnaterapia, organizzata dal Club Alpino Italiano CAI con il supporto di esperte ed esperti, si basa su dinamiche di gruppo e si svolge nel naturale ambiente montano”, spiega lo Psichiatra Patrick Kaplan parlando di questa pratica terapeutica, nota da tempo negli ambienti specialistici. L’Alto Adige è il luogo ideale per questo tipo di approccio, che non sarebbe applicabile altrove. “Grazie al tempo trascorso nella natura, è possibile promuovere la socializzazione tra le/i pazienti e contribuire ad aumentare il loro benessere psicofisico”. È anche un modo semplice per combattere la stigmatizzazione, promuovere l’autonomia personale e, in particolare, permettere alle persone affette da malattie psichiatriche di sperimentare come ci si sente nel momento in cui si superano delle difficoltà.

Il concetto di montagnaterapia è stato sviluppato nel 1999 dallo Psicologo e Psicoterapeuta italiano Giulio Coppola. Egli ha dimostrato che un’attività fisica regolare nella natura può ridurre la pressione sanguigna e il peso corporeo, ma anche migliorare l’insonnia, l’ansia, la depressione e l’isolamento sociale. Coppola ha riconosciuto che stare nella natura e fare escursioni in montagna porta grandi benefici al corpo e alla mente, soprattutto nelle persone che soffrono di malattie mentali.

Nel 2005 l’approccio terapeutico di Coppola è stato ampliato ed è stata creata una “Rete per la montagnaterapia” a livello nazionale: in questa rete collaborano esperte ed esperti di Salute Mentale insieme guide alpine ed escursionistiche del CAI. Ogni due anni si tengono degli incontri congiunti per condividere le esperienze e definire nuovi programmi di riabilitazione. Nel 2020 la montagnaterapia è stata inserita tra i progetti della Commissione Centrale Escursionismo italiana, che lavora a stretto contatto con la Società Italiana Medicina di Montagna.

L’infermiera Vania Bulf, che spesso accompagna i gruppi, spiega come si svolge questa attività: “Le guide del CAI stabiliscono i percorsi e forniscono l’accompagnamento logistico, organizzativo e sicuro lungo sentieri facili e adatti. Noi del Servizio Psichiatrico accompagniamo a turno le/i partecipanti nelle loro escursioni, che sono sempre un’esperienza nuova anche per noi. Il cambiamento di ambiente ha infatti un grande impatto sul comportamento delle persone”.

Finora sono state organizzate otto escursioni, tra cui quelle al Lago di Tret, al Renon e in Val d’Ultimo. Le escursioni sono sempre selezionate in modo da richiedere un certo sforzo, ma comunque alla portata di tutti coloro che vi prendono parte:

“Lo scopo in questo caso non e l’escursione in se, ma condividere un momento di attivita all’aperto. Stare insieme e socializzare dovrebbe essere visto come un’esperienza positiva, quando possibile”, afferma Vania Bulf.

Alle escursioni partecipano in media 16 pazienti, alle/ai quali l’équipe del Servizio Psichiatrico di Merano chiede, nell’ambito del trattamento, se sono interessate/i a questa rilassante forma di terapia di gruppo. “Il feedback è molto positivo, abbiamo notato che anche le persone che inizialmente sono titubanti riguardo al progetto, dopo la prima uscita insieme appaiono molto soddisfatte”, concludono le accompagnatrici e gli accompagnatori.

Sabine Flarer/traduttrice: Tatiana De Bonis