In memoria di Lorenz Böhler
Dagli albori della traumatologia ai giorni nostri – Simposio all’Ospedale di Bressanone.
Dalla nascita della traumatologia alle più recenti innovazioni come, ad esempio, l’utilizzo della stampa 3D per la produzione di protesi personalizzate o l’intelligenza artificiale applicata alla chirurgia: questi alcuni dei temi affrontati durante il simposio in memoria di Lorenz Böhler, che nel novembre 2024 si è svolto presso l’Ospedale di Bressanone.
Lorenz Böhler, fondatore della moderna chirurgia traumatologica, fu Primario di Chirurgia a Bressanone dal 1° maggio 1924 al 1° giugno 1925, prima di fondare l’Ospedale traumatologico della Webergasse a Vienna, dove ottenne fama internazionale. L’anniversario dei 100 anni dal suo primariato è stato l’occasione per un simposio che ha riunito esperte ed esperti di tutta Europa. L’evento è stato organizzato dai Primari Christian Schaller (Bressanone) e Michael Engl (Vipiteno), con il prezioso contributo del Primario emerito, ora in pensione, Franz Erschbaumer.
Come introduzione, il Presidente dell’Associazione Storica di Bressanone, Hartmuth Staffler, ha ricordato che il periodo di Böhler a Bressanone, durato 13 mesi, rappresentò un momento di eccellenza chirurgica per l’ospedale, che ancora oggi continua la sua tradizione. Dopo decenni di stagnazione, il nuovo ospedale, voluto dal sindaco progressista Otto von Guggenberg, venne inaugurato nel 1914. Guggenberg, lui stesso medico, aveva compreso la necessità di una struttura moderna, poiché nel vecchio “Bürgerspital” mancava una sala operatoria e le operazioni minori venivano eseguite in presenza di altri pazienti. Per gli interventi più complessi, invece, era necessario trasferire i pazienti a Innsbruck o Bolzano, con esiti spesso fatali poiché dovevano viaggiare in treno.
Il nuovo ospedale, dotato di due sale operatorie con le più moderne tecnologie dell’epoca, segnò una svolta per la chirurgia locale. Anton Sigmund, Primario del reparto di Chirurgia a partire dal 1914 e formatosi a Salisburgo sotto la guida del Prof. Ernst von Karajan (padre del celebre direttore d’orchestra Herbert von Karajan), trasformò l’ospedale di Bressanone in un centro di eccellenza per quanto riguardava la laparotomia, in particolare l’appendicectomia, ottenendo uno dei tassi di mortalità più bassi d’Europa per questo tipo di intervento. Nel 1924, però, il dott. Sigmund dovette lasciare Bressanone poiché, essendo originario del Vorarlberg, non era ben visto dal regime fascista.
Anton Sigmund Lorenz Böhler, che durante la Prima Guerra Mondiale aveva trasformato l’ospedale di riserva per feriti leggeri, ubicato nell’ex convento dei frati Domenicani di Bolzano, in una clinica specializzata per le lesioni ossee e articolari, divenne il nuovo Primario di Bressanone.
A Bressanone, Böhler trovò le condizioni ideali per operare ai massimi livelli e sviluppare ulteriormente le sue tecniche chirurgiche, in attesa che l’Istituto di Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro di Vienna creasse per lui il primo ospedale per pazienti infortunati. Le statistiche di Böhler erano convincenti: con il giusto trattamento, il periodo di riabilitazione dopo gravi lesioni traumatologiche poteva essere abbreviato e le conseguenze permanenti ridotte.
A Lorenz Böhler successe, come Primario di Chirurgia, il triestino Juri (Georg) Pototschnig, che continuò a mantenere l’elevato standard del reparto chirurgico di Bressanone. Vale la pena ricordare che nel 1928, durante un’assenza di Georg Pototschnig per malattia, la moglie, il cui nome purtroppo non è sopravvissuto, per un intero mese eseguì gli interventi chirurgici presso l’Ospedale di Bressanone al posto del marito. Alla fine del 1928, il regime fascista decise di trasformare l’Ospedale di Bressanone in un sanatorio per la cura delle malattie polmonari. Di conseguenza, Pototschnig lasciò la città, poiché nel nuovo ospedale, allestito in modo precario come un ospedale militare di emergenza, non era più possibile eseguire interventi di alto livello. Tuttavia, Pototschnig portò con sé a Vicenza, sua nuova sede di lavoro, due infermiere chirurgiche che erano state adeguatamente formate dal Primario Sigmund e dal Primario Böhler, con l’intento di far conoscere la moderna tecnica chirurgica brissinese. Nel 1928 si concluse così, almeno per quel momento, il glorioso periodo della chirurgia all’ospedale di Bressanone. Non fu facile, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale ripresero nuovamente le operazioni chirurgiche.
Al Simposio di Bressanone era presente anche il Prof. Nikolaus Böhler, nipote di Lorenz Böhler, il quale ha tenuto un discorso sulla “gestione perioperatoria”. Nel suo intervento, ha ricordato i legami familiari del nonno con l’Alto Adige e le circostanze avventurose in cui, durante la Prima Guerra Mondiale, nottetempo prelevava pazienti gravemente feriti dai treni-ospedale presso la stazione di Bolzano per poterli curare. In questo modo, non solo salvò gli arti e spesso la vita di numerosi soldati, ma gettò anche le basi per un’efficace chirurgia traumatologica, grazie alle meticolose annotazioni delle misure terapeutiche che applicava.
Il Prof. Nikolaus Böhler si affida alle statistiche anche quando si tratta di “gestione perioperatoria”, cioè di tutte le misure necessarie o utili nel contesto di un’operazione. In modo chiaro e inequivocabile, con l’ausilio di cifre, egli ha dimostrato quanto la riduzione dell’obesità, l’interruzione del fumo (ridurre il fumo non aiuta!), la riduzione del consumo di alcol e una dieta adeguata ricca di proteine con un sufficiente apporto di vitamina D riducano il rischio di intervento chirurgico. Ciò significa che le pazienti e i pazienti devono essere informati per tempo e responsabilizzati.
Gli altri relatori hanno affrontato ulteriori argomenti specialistici. Rohit Arora della Clinica universitario di Innsbruck ha illustrato le nuove scoperte nel trattamento delle fratture radiali grazie a immagini impressionanti, dimostrando anche che l’abituale manipolazione per sistemare una frattura non è assolutamente necessaria. Una trazione con i noti “ganci di trazione” si è rivelata, nella maggior parte dei casi, sufficiente per ottenere un esito terapeutico favorevole.
Molto interessante è stata anche la presentazione del dott. Fabrizio Cont (Tione), che ha utilizzato una complicata frattura dell’articolazione della spalla per dimostrare che anche la moderna risonanza magnetica non è sempre sufficiente per la diagnosi, ma che la buona vecchia radiografia può talvolta fornire maggiori informazioni. Tuttavia, la sua risposta terapeutica al problema è stata estremamente moderna grazie alla creazione di un modello della spalla fratturata con una stampante 3D. Per farlo ha utilizzato la tomografia computerizzata. Il dott. Cont ha anche prodotto un impianto in titanio che si adattava perfettamente al caso.
Nel suo contributo intitolato “Gait analysis in robotic knee surgery”, Pier F. Indelli (Bressanone/Stanford) ha sottolineato che le differenze di genere non devono essere trascurate nemmeno nel campo delle protesi al ginocchio. Anche nella stessa persona, le estremità non sono simmetriche e le differenze tra uomini e donne sono ancora maggiori. Ha spiegato che i problemi delle protesi al ginocchio, che non sono ancora stati risolti in modo soddisfacente, si basano proprio su questo. Saranno necessarie molte altre ricerche nel settore dell’analisi dell’andatura.
Michael Engl ha concluso la serie di interessanti presentazioni focalizzando il discorso sulle prospettive che potrebbe avere l’integrazione dell’intelligenza artificiale in chirurgia. Tra le altre cose, ha sottolineato che l’interpretazione delle immagini radiografiche, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento delle fratture, sarebbe notevolmente migliorata dall’intelligenza artificiale. Una delle caratteristiche distintive dell’IA è la sua capacità di apprendere. Ciò significa, ad esempio, che un robot che ha assistito a un numero sufficiente di interventi imparerà progressivamente a eseguire una sutura chirurgica. Il futuro sta andando verso questa direzione, ma anche in questo campo è richiesto un notevole impegno in termini di sviluppo.
Hartmuth Staffler/traduttrice: Tatiana De Bonis



