“Flouraschworz” – Un omaggio al popolo “Korrnr”

09/06/2023, 09:00

Da giovane, Heinrich Stecher è stato a lungo indeciso se diventare musicista o medico. Alla fine, vinse la ragione perché vivere come musicista, fu chiaro anche al talentuoso venostano, è più difficile e incerto come percorso. Intanto, Stecher lavora da tre decadi come ginecologo presso l’Ospedale di Silandro ma non ha mai abbandonato la sua inclinazione musicale. Con il suo progetto “Flouraschworz” si è cimentato con le “Korrnrliadr” e il risultato parla da sé.

Heinrich Stecher (Foto: Elisabeth Hölzl)
Heinrich Stecher (Foto: Elisabeth Hölzl)

Che “Heiner” abbia successo anche dal punto di vista artistico appare quasi scontato: dopotutto, è figlio del noto artista Luis Stefan Stecher di Lasa. Infatti, i dipinti di quest’ultimo adornano molti edifici sacri. Particolarmente nota è la “Danza della Morte” sul muro del cimitero della chiesa parrocchiale di Plaus.

“Ma mio padre è anche un appassionato poeta” – racconta Heiner –. “Un viaggio che intraprese da giovane, grazie a un finanziatore, lo portò in Thailandia. Nel nord del Paese, entrò in contatto con i membri delle popolazioni di montagna la cui lingua e cultura si stavano estinguendo a causa dell’assimilazione con i thailandesi. Al suo ritorno, si rese conto che anche qui si stava perdendo una parte della cultura linguistica. Con l’eco dell’idioma della sua infanzia ancora vivo nelle orecchie, nel 1974 si mise a scrivere un omaggio ai Vinschger Korrnr. Queste poesie, Liadr, nate dalla penna di mio padre, erano componimenti in rima in dialetto venostano. Sebbene siano simili a canzoni, originariamente, non erano musicate”.

Lo stile di vita Korrnr, una forma di nomadismo in auge nei secoli scorsi in Val Venosta, fu essenzialmente la conseguenza della povertà e della mancanza di prospettive. I figli minori delle famiglie numerose spesso non avevano altra strada se non quella di diventare Korrnr, spiega Stecher. “Non avendo una dimora fissa, erano spesso guardati con sospetto. Si diceva che rubassero, mentissero e litigassero continuamente. Il furto di cibo era considerato legittimo per loro, purché riguardasse i raccolti che il buon Dio aveva fatto crescere: l’orgoglio e l’onore avevano un valore molto alto per i Korrnr. Alcuni di loro erano semplici lavoratori a giornata e tessitori di cesti, mentre altre famiglie erano specializzate nel baratto e si spingevano fino alla Carinzia con le castagne raccolte. Lì le scambiavano con pietre per cunei e ceramiche, che poi rivendevano al ritorno in Val Venosta”.

I Korrnr, scomparsi dal periodo tra le due guerre, rimasero un gruppo marginalizzato di venostani erranti. Portavano i loro beni nel Pinggl, la bisaccia, o li caricavano su semplici carretti che trainavano da soli. La loro povertà li costringeva a vivere di espedienti e a coltivare un rapporto un po’ più “elastico” con il concetto di proprietà. “Non è un caso che la maggior parte dei Korrnr provenisse dall’alta Val Venosta, che già all’epoca di Maria Teresa era considerata l’ospizio dei poveri del Tirolo e dalla quale provenivano molti bambini svevi. In primavera, nonostante le condizioni avverse, dovevano raggiungere a piedi l’Algovia per guadagnarsi da vivere e non pesare sulle tasche della propria famiglia. Anche il mio bisnonno era un bambino svevo. Si finanziò da solo l’apprendistato e, in seguito, divenne un mastro muratore e poi imprenditore di successo. Dal 1885 fino alla sua morte, avvenuta nel 1905, la sua attività a Prato fu molto rinomata, tant’è che costruì numerosi edifici sacri e scuole (tra cui la chiesa di Lourdes a Lasa, oltre alle chiese di Solda e Trafoi). Quattro dei sei fratelli emigrarono negli Stati Uniti e lì trovarono la loro nuova casa sulla costa occidentale”, racconta Stecher.

Il libro di poesie Korrnliadr, pubblicato nel 1974, è stato ripreso da diversi musicisti come base per i testi delle canzoni. Ernst Thoma è stato uno dei primi e più riusciti compositori di singoli Korrnrlieder. La sua versione di "Mai Maadele, mai Tschuurale" è diventata molto nota e fa parte del repertorio di molti altri cantanti e gruppi.

“Per l’ottantesimo compleanno di mio padre, ho esaudito un desiderio che aveva da molto tempo e mi sono cimentato in un’interpretazione musicale con elementi di klezmer, bolero, polka, tarantella e rebetiko. In stretta collaborazione con i miei amici Franco Micheli, Michael Reissner e Hannes Ortler, abbiamo lavorato sulle canzoni e ognuno ha contribuito con idee e contributi propri per gli arrangiamenti. Mio padre ne è rimasto entusiasta e questo ci ha spronato a scrivere altre canzoni”. Il commento orgoglioso del padre: “Con le melodie orecchiabili che Heiner e i suoi amici hanno creato, le mie Korrnrliadr stanno raggiungendo la terza generazione ed è meraviglioso sentire i nipoti cantare queste canzoni”, afferma con soddisfazione Luis Stefan Stecher.

La scura Flora ha capelli cespugliosi e gli occhi come le more, così Luis Stefan Stecher descrive una fiera Korrnr dalla chioma corvina, che presenta alcune somiglianze con la madre di Heiner. “Ci è piaciuto subito questo nome, perché ha un suono esotico ed enigmatico per i non venostani. Così abbiamo battezzato il nostro progetto Flouraschworz”.

La prima esecuzione in pubblico è stata in occasione del 25° anniversario della casa editrice Folio Verlag alla Literaturhaus di Salisburgo nel maggio 2019 ed è stato un salto nel buio, anche perché il pubblico salisburghese ha faticato a capire i testi. La musica probabilmente parlava da sola e l’esecuzione è stata un completo successo. Seguirono una serie di esibizioni in Val Venosta e, nell’autunno dello stesso anno, fu registrato il CD Flouraschworz – "kurz unt guat" con 15 brani. Ma poi è arrivata la pandemia e tutti i concerti programmati sono stati annullati, così come è stata rinviata l’assegnazione nel 2020 del premio Walther von der Vogelweide come gruppo esordiente al Songs-an-einem-Sommerabend Festival di Würzburg.

Ora, l’attività concertistica è ripresa e il secondo CD della band, Fuirroat, è in corso di registrazione e sarà presentato in autunno. Per il Primario sostituto e i suoi amici, il progetto musicale restituisce una nuova immagine culturale della Val Venosta, sostenuta dalla combinazione tra world music con la poesia in dialetto locale:
"Dal tetto sgocciola e tambureggia Il cane abbaia Il nostro Heiner suona e il papà spennella."

Sabine Flarer