Creare valore aggiunto
Luca Armanaschi è Direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige dall'aprile 2024. Nell’intervista racconta cosa lo motiva, quali sono i suoi obiettivi – e cosa farebbe se per un giorno non ricevesse più mail.
Dottor Armanaschi, l’amministrazione evoca numeri e strutture nel settore sanitario. Cosa l’ha personalmente attratta della posizione di Direttore amministrativo?
Sono nato e cresciuto in Alto Adige, ma il mio percorso professionale mi ha portato a lavorare in altre realtà sanitarie, a partire dal Policlinico Universitario Gemelli di Roma, dove ho iniziato nel settore del controllo di gestione. Quell’esperienza è stata per me un osservatorio privilegiato: mi ha permesso di osservare e vedere a 360 gradi il funzionamento di un’azienda sanitaria complessa e di sviluppare un forte interesse per la strategia aziendale. Successivamente ho avuto l’opportunità di lavorare anche presso la Regione Veneto, un’esperienza che considero davvero preziosa, dove ho potuto osservare le politiche sanitarie non solo dal punto di vista delle singole aziende, ma soprattutto a livello regionale, comprendendo le logiche di programmazione, coordinamento e allocazione delle risorse. Ciò che mi ha attratto della posizione di Direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige è stata soprattutto la possibilità di mettere a disposizione dei cittadini e dell’Azienda stessa le competenze maturate in questi anni. La sanità non è fatta solo di numeri e strutture, ma soprattutto di persone: ogni scelta organizzativa e gestionale ha ricadute dirette sulla qualità dei servizi offerti ai pazienti e sul lavoro dei professionisti. Questa consapevolezza è stata la mia principale motivazione nell’accettare l’incarico.
C’è stato un momento nella sua carriera in cui ha capito chiaramente di volersi assumere delle responsabilita?
Sì, ricordo bene il momento in cui ho maturato questa consapevolezza. Ho capito che assumersi responsabilità significa avere la possibilità di imprimere un cambiamento reale: solo così il lavoro smette di essere una mera esecuzione di compiti e diventa qualcosa di più, capace di dare soddisfazione concreta quando si vedono i risultati sul campo. Per me responsabilità non vuol dire semplicemente “avere più compiti sulle spalle”, ma piuttosto dare un valore autentico al tempo che dedichiamo ogni giorno al nostro lavoro. Quando ci assumiamo la responsabilità di un progetto o di una decisione, generiamo un circolo virtuoso fatto di motivazione, crescita e miglioramento continuo, che non riguarda soltanto noi stessi ma anche i colleghi, l’organizzazione e soprattutto i cittadini che beneficiano dei nostri servizi.
Come spiega ad amici o familiari cosa fa esattamente all’interno dell’Azienda sanitaria?
Quando me lo chiedono, cerco di rispondere in modo semplice: il mio lavoro consiste principalmente nel creare le condizioni perché l’Azienda possa funzionare al meglio, anche in situazioni di eventuale criticità ed emergenza. Questo significa affrontare questioni organizzative, amministrative o gestionali per fare in modo che tutti i professionisti che si dedicano quotidianamente alla cura del paziente possono lavorare in serenità e sicurezza.
L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige e complessa, con molti ambiti diversi al suo interno. Quali sono, secondo lei, le sfide strutturali piu importanti?
Le principali sfide strutturali riguardano tre ambiti strettamente collegati tra loro: Armonizzazione ed Evoluzione digitale con l’integrazione dell’AI: Non si tratta solo di modernizzare i sistemi informativi, ma di accompagnare un vero cambiamento organizzativo e culturale. La transizione digitale richiede supporto agli operatori e l’adozione progressiva di strumenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo è costruire un sistema ospedaliero, territoriale e amministrativo non solo efficiente, ma anche intelligente, capace di semplificare i processi, supportare decisioni più informate e migliorare la qualità dei servizi. A ciò si affianca l’impegno costante per la sicurezza informatica, attraverso procedure strutturate di cybersecurity. Contenere i tempi di attesa: La sfida è duplice: da un lato garantire a ogni persona la prestazione appropriata, dall’altro ridurre l’inappropriatezza delle richieste. Ciò significa bilanciare domanda e offerta, promuovendo l’appropriatezza prescrittiva, ampliando ove possibile la capacità dell’Azienda sanitaria, rafforzando la collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, e valorizzando il contributo delle strutture private convenzionate. Ampliamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, In linea con il DM 77/2022, il PNRR e le disposizioni provinciali, si punta sul potenziamento delle strutture di prossimità, sulla telemedicina e sui servizi integrati. Questo approccio migliora l’accessibilità delle cure vicino alle persone e contribuisce ad alleggerire il carico degli ospedali e dei Pronto Soccorso, rendendo il sistema complessivamente più equilibrato e sostenibile.
In che modo la digitalizzazione sta cambiando il lavoro amministrativo in ambito sanitario? E più una benedizione o una maledizione?
La digitalizzazione richiede cambiamenti culturali e organizzativi, con formazione continua e supporto ai professionisti, perché gli strumenti funzionino davvero nella pratica quotidiana. Personalmente ritengo che l’intelligenza artificiale possa rappresentare una grande benedizione: offre strumenti potenti per elaborare dati, semplificare processi e migliorare la qualità dei servizi. Allo stesso tempo, dobbiamo mantenere sempre attenzione e governance umana, evitando che la tecnologia diventi un interlocutore autonomo.
Quali riforme interne sta attualmente promuovendo?
Stiamo lavorando su diverse riforme interne che ritengo fondamentali per rafforzare l’efficienza e la qualità dei servizi dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige. Un primo fronte riguarda la riforma territoriale, che rappresenta una sfida strategica: l’amministrazione ha un ruolo cruciale nel garantire che strutture, beni e servizi siano pronti per l’avvio delle nuove modalità organizzative di assistenza sul territorio previste dal 2026 in poi, assicurando continuità, qualità e accessibilità dei servizi per tutti gli utenti.
Sul fronte della digitalizzazione, l’obiettivo è consolidare e rendere più integrati i sistemi informativi ospedalieri, territoriali e amministrativi, accompagnando questa transizione digitale con un cambiamento culturale necessario perché le nuove tecnologie siano realmente operative nella pratica quotidiana. Accanto a ciò, vi è un lavoro di grande rilievo sul piano ordinamentale e organizzativo: da un lato, la gestione dei concorsi per i 52 primariati interessati dalla recente sentenza di incostituzionalità della legge provinciale, nonché per i direttori di struttura complessa facenti funzione e per i posti che si rendono vacanti per pensionamento; dall’altro, la cura degli interpelli per le posizioni dirigenziali tecnico-amministrative, strumenti indispensabili per garantire stabilità e continuità dell’azione amministrativa. Infine, stiamo procedendo alla ridefinizione dell’atto aziendale, così da aggiornare e allineare la struttura organizzativa dell’Azienda alle esigenze attuali e future.
L’amministrazione ha spesso un’immagine “asciutta”. Come promuove una cultura amministrativa moderna e orientata all’apprendimento?
È vero che l’amministrazione può apparire “asciutta”, fatta di norme e procedure. In realtà il nostro compito è molto più dinamico: significa creare le condizioni perché i reparti clinici possano lavorare in modo efficace e, alla fine, perché pazienti e utenti ricevano un servizio migliore. Un’amministrazione funziona bene proprio quando non se ne percepisce l’esistenza, perché ogni processo scorre senza ostacoli. Dalla cucina al portierato, dalla contabilità alla gestione dei rapporti con i medici di medicina generale, dal settore stipendi a quello degli acquisti: se si riesce a cogliere come ogni singola attività contribuisca al grande obiettivo della tutela della salute, allora nasce la vera motivazione che guida il nostro lavoro quotidiano.
Come vive la collaborazione con i dirigenti dell’area medica e tecnico-assistenziale?
La collaborazione con i colleghi dell’area medica e tecnico-assistenziale è per me essenziale. Il ruolo dell’amministrazione non è quello di farsi notare, ma di creare le condizioni perché chi opera in prima linea possa lavorare al meglio. Una buona amministrazione si misura proprio quando non diventa un ostacolo, ma un supporto silenzioso ed efficace.
Cosa serve, secondo lei, per creare una buona classe dirigente?
Credo che una buona classe dirigente si costruisca su quattro pilastri: competenze solide, intelligenza emotiva, responsabilità, anche in senso critico e spirito di squadra. Le competenze tecniche sono necessarie per governare la complessità, ma da sole non bastano: serve la volontà di prendere decisioni, anche difficili, sapendo che è proprio attraverso la responsabilità che si possono generare cambiamenti concreti.
Allo stesso tempo, una dirigenza efficace non è mai individuale, ma si fonda su uno spirito di squadra. Solo così è possibile trasformare la somma dei contributi individuali in un risultato collettivo che produce valore per l’organizzazione e, nel nostro caso, per pazienti e utenti.
Cosa farebbe se per un giorno intero non ricevesse nemmeno un’e-mail?
Probabilmente penserei a un blocco dei sistemi informativi o a una caduta della rete internet aziendale e mi accerterei immediatamente che la piena funzionalità dei sistemi sia garantita in tutta l’Azienda sanitaria. Scherzi a parte, trasformerei l’eccezione in opportunità, approfittandone per alzare lo sguardo dallo schermo e dialogare di più di persona con colleghi e collaboratori.
Peter A. Seebacher