Assistenza e trattamento di persone con incongruenza di genere

14/03/2025, 09:00

Un contributo di Josef Gruber, Psicologo e Direttore di una struttura semplice del Servizio Psicologico di Bolzano presso l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige.

Foto: 123rf
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Nella nostra vita quotidiana, professionale e privata, siamo abituati ad avere a che fare con donne e uomini, donne con un corpo femminile e uomini con un corpo maschile, e non ci chiediamo cosa renda un corpo maschile o femminile: siamo cresciuti e siamo stati educati in modo tale da saperlo “automaticamente”. Tuttavia, questa attribuzione univoca del genere non vale per tutti. Alcune persone, con un corpo femminile, si sentono uomini e altre, con un corpo maschile, si sentono donne. Dalla pubblicazione dell’ICD-11, la letteratura specializzata si riferisce a questi casi definendoli come incongruenza di genere.

Nello specifico, ciò significa che, indipendentemente dall’età, gli uomini si sentono donne e le donne si sentono uomini e vorrebbero avere caratteristiche femminili o maschili in conformità con il genere che vivono interiormente. Vorrebbero anche essere percepiti come femmine o maschi dal mondo esterno e trattati di conseguenza. Molte persone vivono questa discrepanza tra il loro corpo e la loro esperienza di genere come emotivamente molto stressante e si sforzano di conformarsi fisicamente al genere desiderato (aspetto noto come transizione).

Nelle classificazioni ICD-10 e DSM-IV, la discrepanza tra genere percepito e genere biologico era ancora considerata come un disturbo mentale. Tuttavia, nelle versioni più recenti, ICD-11 e DSM-5, l’incongruenza di genere o la disforia di genere non sono più classificate come tali, ma riconosciute come un’esperienza vissuta dalla persona. Questo riconoscimento implica che le persone interessate siano le più consapevoli della propria esperienza interiore e di ciò di cui hanno bisogno per il loro benessere psicologico e sociale. Pertanto, è fondamentale individuare soluzioni personalizzate per migliorare la loro condizione emotiva e sociale attraverso un dialogo aperto tra le persone coinvolte e le/i professionisti.
Le opzioni di trattamento clinico devono essere discusse con attenzione, analizzando in dettaglio i possibili cambiamenti e gli eventuali rischi. Solo con informazioni chiare e complete le persone interessate possono prendere una decisione consapevole e dare il proprio consenso al trattamento.

Non-binary
Negli ultimi anni, il dibattito sull’identità di genere e, in particolare, sull’identità trans, si è sviluppato in modo più aperto, portando alla luce i limiti della concezione binaria del genere (maschile o femminile).
È emerso chiaramente che una tale definizione non riflette tutte le realtà. Per questo motivo, è stato introdotto il termine non-binary, che descrive un’identità che non è né esclusivamente maschile né esclusivamente femminile. In alcuni Paesi, questa distinzione è riconosciuta anche a livello legale, consentendo l’uso di una terza opzione di genere ufficiale oltre a “maschio” e “femmina”, spesso indicata come “diverso”. In Italia, tuttavia, questa possibilità non è (ancora) prevista. Per molti anni, in Alto Adige, l’assistenza e il trattamento delle persone con incongruenza o disforia di genere sono stati gestiti da singoli operatori sanitari, principalmente psichiatri, psicologi ed endocrinologi, che seguivano gli standard esistenti ma senza linee guida interne specifiche. Più di dieci anni fa, esperte ed esperti in psicologia, psichiatria ed endocrinologia del Servizio Sanitario pubblico, insieme a rappresentanti di associazioni di pazienti, si sono riuniti per valutare come organizzare l’assistenza alle persone con incongruenza di genere in Alto Adige, considerando anche il quadro giuridico italiano e basandosi sugli standard di trattamento allora in vigore, sugli sviluppi nel settore e sulle esperienze di altri Paesi europei. Il risultato di questo lavoro collaborativo è stata la creazione di un percorso di cura, in uso dall’agosto 2019, che viene aggiornato ogni tre anni.
Il trattamento e il supporto sono offerti da un team multidisciplinare composto da psicologhe e psicologi, psichiatre e psichiatri, endocrinologhe e endocrinologi, nonché dai Primari di Urologia e Ginecologia.
L’obiettivo dell’équipe è fornire alle persone interessate un supporto professionale che accompagni la/il paziente sin dall’accettazione del caso, passando per la diagnosi, per la terapia ormonale e arrivando infine agli interventi chirurgici, in modo da garantire un approccio completo e personalizzato.

Punto di contatto
I principali punti di riferimento sono il Servizio Psicologico di Bolzano e il Consultorio Familiare Lilith. Questi centri offrono un supporto completo alla persona interessata, accompagnandola lungo l’intero percorso di cura e avviando, se necessario, le diverse fasi del trattamento. Inoltre, forniscono informazioni, consulenze, diagnosi e sostegno anche ai familiari, sempre in accordo con la persona coinvolta. Nel loro lavoro di supporto alle/ai pazienti, le psicologhe e gli psicologi si impegnano a soddisfare due esigenze fondamentali evidenziate dalla letteratura: da un lato, il fatto che il percorso diagnostico dovrebbe essere il più breve possibile fino alla decisione sul trattamento medico per la riassegnazione di genere, in modo da evitare un’inutile sofferenza. Infatti, una diagnosi prolungata e incerta può portare a delle conseguenze psicologiche negative per chi richiede il trattamento, o aggravarle se già presenti. Dall’altro, è essenziale approfondire l’esperienza specifica di genere durante l’accompagnamento, fornendo informazioni dettagliate sulle opzioni terapeutiche, sui cambiamenti e sui rischi connessi al trattamento, sia a livello fisico che psicologico e sociale. Questo approccio consente alle persone interessate di prendere una decisione consapevole e informata rispetto alla propria transizione (consenso informato).

Decidere richiede tempo
Le psicologhe e gli psicologi, così come le psicoterapeute e gli psicoterapeuti, dedicano il tempo necessario per affrontare le diverse questioni legate alla vita di una persona transgender, anche se alcune di esse desiderano iniziare subito il percorso. Dal punto di vista psicologico, è inoltre fondamentale valutare se le persone siano in grado di prendere decisioni autonome e basate sulla realtà, sia dal punto di vista emotivo che cognitivo.
Al termine di questa prima fase, viene redatta una dichiarazione scritta in cui, come misura successiva, si raccomanda la terapia ormonale per allinearsi al genere desiderato. Se necessario, tutto ciò avviene in stretta collaborazione con il Servizio Psichiatrico o con la Psichiatria dell’Età Evolutiva.
La terapia ormonale per la riassegnazione del sesso, nel contesto dell’incongruenza di genere, viene svolta presso l’Ospedale di Bolzano. L’endocrinologa/o informa la/il paziente sul trattamento, avviandone la somministrazione e il monitoraggio, a condizione che tutti i requisiti clinici siano soddisfatti. L’intervento chirurgico di riassegnazione del sesso, invece, per le/i pazienti maggiorenni non viene ancora eseguito in Alto Adige. In questi casi, le persone interessate vengono indirizzate a cliniche specializzate, previo consulto con un Primario o una Primaria di Urologia o Ginecologia.
Internamente, la responsabilità è:

  • del Primario o della Primaria dell’Urologia dell’Ospedale di Bolzano per interventi da uomo a donna
  • del Primario o della Primaria di Ginecologia dell’Ospedale di Bolzano per interventi da donna a uomo

Alle persone interessate viene offerta, e se necessario consigliata, una consulenza di accompagnamento da parte di tutte le specialiste e di tutti gli specialisti clinici in ogni fase del trattamento. L’obiettivo di questo supporto professionale è monitorare l’andamento del percorso e ridurre al minimo i rischi associati al trattamento, siano essi fisici, psicologici o sociali. Nel Servizio Sanitario pubblico, la maggior parte dei professionisti e delle professioniste entra raramente in contatto (consapevole) con persone transgender. Di conseguenza, possono sorgere incertezze su come approcciarsi in modo adeguato. A questo proposito, i seguenti aspetti possono servire come orientamento:

  • Le persone transgender sono particolarmente sensibili al modo in cui ci si rivolge loro e si aspettano di essere chiamate in base al genere con cui si identificano.
  • Durante le visite, possono essere costrette a fornire ripetute spiegazioni, poiché il loro aspetto potrebbe non corrispondere al nome ufficiale, almeno fino a quando non viene legalmente modificato.
  • È fondamentale garantire un trattamento professionale e rispettoso, indipendentemente dalle opinioni soggettive nei confronti delle persone transgender.
  • Un esempio di situazione critica è la visita ginecologica per una persona transgender di sesso maschile.

In generale, le persone transgender dovrebbero essere trattate come tutte le altre e tutti gli altri pazienti. Ciò è possibile solo riconoscendo e integrando le loro specifiche esigenze all’interno della più ampia gamma di necessità individuali che il personale sanitario affronta quotidianamente.

Josef Gruber/traduttrice: Tatiana De Bonis